La salute del motard. | « Indietro

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Nei primi anni del motard il campionato Italiano faceva da padrone. Gli iscritti erano sempre più numerosi e gli schieramenti erano affollati soprattutto da moto, per così dire, “medie”. Poche erano quelle con prestazioni e kit stratosferici e i soliti noti si giocavano campionati e qualche articolo nella carta stampata. 
Ora è tutto il contrario. I paddock  sono affollati di tir con annessa hospitality da 200 mq, furgoni maxi per il solo trasporto di “pezzi ricambi” e camper da sogno. Insomma, tutti pronti a salire sul podio ricorrendo a qualsiasi espediente. 
Eppure trovare denaro è sempre più difficile in questo paese, dove a malapena si arriva a fine mese.
 
S1, “categoria regina” ridotta a pochi iscritti compresi gli  stranieri. La  S 2 non arriva mai a completare la griglia e lo stesso vale per la  junior, vivaio e speranza di questa disciplina. Ad ogni gara partecipano sempre meno
 piloti e nell’aria serpeggia  odore di cambiali e debitucci.  Non ci vuole un economista per capire il successo dei vari trofei e del campionato UISP. Si dirà  pure che  il motard sia diventato uno sport da ricchi, ed è vero, ma di ricchi in questo ambiente ce ne sono pochissimi. Oggi non è più possibile correre con le sole risorse personali. La  piccola ditta “amica” non può permettersi grosse somme, così con quel poco che riesci a spuntare puoi a malapena permetterti qualche gara di campionato. Al contrario, le grosse aziende disponibili e capaci di forti investimenti pubblicitari cercano team in grado di vincere non un campionato regionale o italiano, ma un mondiale.  Ma una cosa è certa: tutti sono chiamati a rispondere e giustificare tali investimenti, sia piccoli che grandi. 
Chi ha portato in pochi anni il motard in questa situazione? 
Sarà l’organizzatore che raccoglie tutto quello che è possibile senza ridistribuire in parte i lauti profitti in coperture televisive accettabili, stampa, costi e sicurezza per i piloti? 
O forse sarà la maggior parte dei team che per far correre un pilota giovane o esperto che sia, chiede cifre esagerate? 
La federazione è a conoscenza dello stato di salute del motard?  
Chi scrive non ha una soluzione o la verità in tasca, ma credo che sia importante cercare di incontrarsi tutti indistintamente in modo da capire quale sia la strada da percorrere per rilanciare il motard...e sicuramente qualcuno ci sta già provando.

IL PRESIDENTE
Graziano Candelori

 

 

 

 

 Risposta dalla redazione  SUPERMOTO.NET

Condivido anche se non totalmente quanto ha scritto Graziano Candelori, che ringrazio ancora per aver avviato la discussione.
Non sono d'accordo che per partecipare ed avere risultati nel campionato italiano ci sia per forza bisogno di un budget importante. E' vero che ormai anche chi corre nella gara di campionato regionale spesso ha una moto super preparata ma nel supermotard conta molto di più il pilota. Basta guardare i risultati del francese  Aurélien Rolland che con la sua Yamaha non certo da copertina, papa , mamma ,gazebo e furgone camperizzato ha messo dietro fior di team e piloti del mondiale. E lo scorso anno Sylvain Bidart arrivò nella top ten del mondiale con una moto più da cross che da supermotard  ma anche  molta fame e determinazione.

Il fatto che il paddock dell'italiano sia molto simile a quello del mondiale dipende dal fatto che i top team del mondiale sono ormai tutti italiani. Cosi come sono italiane  (Aprilia,Husqvarna,TM) le principali aziende costruttrici di supermoto,  KTM essendosi  ritirata dal mondiale. Ovvio che per un azienda che fattura milioni di euro il bilico è una piccola parte dei costi.
Ciò che ha cambiato tutto è stato l'avvento del campionato del mondo nel 2002, immediatamente le aziende hanno abbandonato l'europeo per concentrarsi su un titolo dal blasone importante che aiuta a vendere più moto.Comunque lamentarsi perchè il paddock sia ricco non ha molto senso, stimola gli eventuali sponsor esterni al settore e da più gusto al risultato ottenuto, ricordo a Candelori che per diversi anni un certo pilota ed il suo fedele "amico blu", e cioè un furgone a noleggio, hanno vinto un  titolo italiano e quasi un mondiale.

Con l'organizzatore dell'Italianonon sono sempre stato d'accordo però è un dato di fatto che il suo lavoro lo sa fare e fornisce un prodotto di qualità mentre altri campionati in europa sono organizzati decisamente peggio di un regionale  nostrano. Certo ci fosserò anche piste non permanenti  sarebbe una buona cosa
Credo però che sia inopportuno  criticarlo perchè fa i propri interessi visto che in definitiva è un imprenditore. Il problema è chi invece sembra non occuparsi molto dello sviluppo della disciplina supermoto anche se sarebbe il suo compito istituzionale.

Se dovessi quindi rispondere alla domanda del presidente del Motoclub Fiamma "Chi ha portato in pochi anni il motard in questa situazione? " non avrei dubbi:la  FMI.

E' inutile girarci attorno il problema è che si ha la netta percezione che la disciplina sia abbandonata a se stessa, che la FMI (ma il discorso vale anche per la FIM) sia molto attenta alle esigenze dei promotori e molto sorda alle esigenze della propria base, i piloti ed i motoclub.
Sembra che la FMI si ricordi del supermoto solo quando c'è il trofeo delle Nazioni. Il pilota del supermotard insomma si sente una vacca da mungere, questo spiega molto del successo della UISP (che pare faccia di tutto per tenere un profilo basso onde evitare ritorsioni da parte della FMI.)
Potrei citare molti argomenti a sostegno di questa tesi:
- Non esiste un responsabile per la disciplina (come lo era un tempo Lovati).
- l'aumento spropositato del costo delle licenze ogni anno
- i bastoni messi alle ruote dei campionti regionali (rileggetevi la lettera di Enrico Valdemarin, storico organizzatore del campionato Triveneto).
- Ha accettato l'introduzione di un monogomma nel campionato italiano e coppa Italia senza nessun vantaggio per i suoi iscritti invece di far correre le categorie minori con gomme omologate al fine di contenere i costi. E con l'imbarazzante obbligo di acquisto da un unico rivenditore.
- La scelta di investire risorse nella produzione televisiva che poi va in onda su canali satellitari ad orari impossibili per una audience di pochi eletti invece di investire però er attirare pubblico alle gare.
- La scelta di gareggiare solo in strutture permanenti facilità il lavoro del promotore ma fà perdere occasioni di avvicinare nuovo pubblico
- Rendere consistenti i premi gara , magari per i soli team privati, in modo da premiare i sacrifici che questi fatti.
Devo andare avanti ?
Ma basterebbe un unica domanda: che cosa ha fatto la FMI per promuovere la disciplina fino ad adesso ?

Cosa fare per rilanciare il supermotard ?
Ad alti livelli (Mondiale ed italiano) c'è bisogno di una sola cosa ormai : il pubblico (tanto).
Senza di quello non c'è interesse da parte delle aziende extrasettore,le uniche che hanno i soldi veri e non c'è neanche un ritorno per le aziende del settore,non si trovano organizzatori per le gare ; insomma niente trippa per gatti.

Per il resto le sorti del supermoto italiano è nelle mani della FMI, o qualcuno che ama e conosce la disciplina si prende l'impegno di fare le cose giuste e prendere saggie decisioni oppure ci si dovrà affidare alla divina provvidenza che come si sà è sempre molto occupata... 



 Risposta dall'Ufficio Comunicazione FMI

Rispondiamo alla lettera del MC Fiamma e al successivo commento.

Per semplicità, distinguiamo tra argomenti “esterni” ed “interni”.

Esterni.

Pubblico. Tutte le specialità di Campionato Italiano soffrono di scarsità di pubblico, a cominciare dal CIV. Difficile dire, in questa sede, se organizzatori e moto club facciano sufficiente promozione. Né, ovviamente, è corretto fare paragoni con il pubblico presente nelle gare internazionali (se ne disputano davvero molte, in Italia, per cui siamo sicuramente abituati “male”, da questo punto di vista. Comunque meglio tante gare che poche, a nostro parere).

Televisione. La FMI ha aumentato ulteriormente lo sforzo organizzativo, nel 2007, rispetto agli anni precedenti. La proposta dei Campionati Italiani passa su tre canali (Rai Sport Sat, Nuvolari, Sport Italia, più qualche “escursione” su MotoTV), ed ogni volta comunichiamo in anticipo orario e canale di emissione. Può accadere che gli orari di messa in onda non siano rispettati, per motivi organizzativi che dipendono esclusivamente dal canale. Ma certo ognuno ha la possibilità di vedere o registrare le immagini. E’ impossibile pensare a soluzioni “in chiaro”. E’ sbagliato fare paragoni con MotoGP/Italia1, SBK/La7, MX1eMX2/SportItalia e così via. Non si possono paragonare gare di Campionato del Mondo con gare di Campionato Italiano. Troppo differente lo sforzo organizzativo, il bacino di ascolto, gli interessi economici in gioco e così via. Le gare di Italiano durano spesso più di mezza giornata: “occupare” per molto tempo un canale in chiaro vorrebbe dire acquistare moltissimi minuti, a costi molto elevati. L’audience sarebbe comunque ridotta, rispetto ad altri sport più popolari, per cui quegli spazi forse non sarebbero nemmeno disponibili per gare di Campionato Italiano. (Calcio, ciclismo, basket, solo per fare degli esempi, incontrano comunque enormi difficoltà di messa in onda in chiaro in modo continuativo). 

Interni.

Licenze ed iscritti. Se paragoniamo 2006 con 2007, nonostante il cambio organizzativo che ha riguardato le Licenze, a noi risulta un aumento di piloti, da 1126 (totale anno 2006) a 1181  (al 10/07/2007). Quindi, comunque, un leggero aumento. Accanto al Campionato Italiano “tradizionale” sono sorti molti Trofei Monomarca: Aprilia, Honda, Husqvarna, KTM, Suzuki. E’ evidente che si tratta di manifestazioni “trainate” dall’Italiano. E’ altrettanto evidente che poi ognuno abbia facoltà di scegliere (e ci mancherebbe altro!) dove andare a correre, dove spera di ottenere risultati, dove trova appoggi economici, dove aspira ad un premio, e così via.

Strutture e responsabilità federali. La scelta di correre su impianti fissi, regolarmente omologati, risponde ad evidenti criteri di sicurezza, per piloti e pubblico. E’ assolutamente sorprendente che si possa affrontare questo argomento. Correre su impianti temporanei comporterebbe d’altra parte, ogni volta, verifiche complesse, lunghe e costose. Così come la specialità Supermoto “rientra” (da sempre) nelle competenze della Commissione Motocross, per motivi di semplicità organizzativa. La presenza degli stranieri punta a migliorare lo spettacolo. E’ evidente che se arrivano stranieri molto capaci, la possibilità di vittoria per gli italiani diminuisce. Restano i punti per il Campionato, ma non è esattamente la stessa cosa. Ma è ampiamente noto come la FMI sia più che disponibile ad organizzare corsi e stage anche per il Supermoto. La ricerca di nuovi piloti è lunga e costosa, ma non ci siamo mai tirati indietro, di fronte a questo genere di richieste.

Costi federali. La polemica sui costi delle Licenze e del monogomma è già stata affrontata altre volte. La FMI ha semplificato il mondo delle Licenze (la relativa Circolare era divenuta ormai un documento, molto complicato, di ben 6 pagine!). I costi sono differenti rispetto al passato: alcune volte superiori, altre inferiori (soprattutto nel caso dei piloti più giovani, per evidenti scopi promozionali). Così come la scelta del monogomma aveva lo scopo di contenere i costi.

Costi esterni. Non è chiaro, ancora una volta, perché si guardi sempre ai costi delle licenze e non ai costi generali di partecipazione. La Licenza non è un Tassa, ma il costo dell’assicurazione per il pilota. E su questo punto deve essere molto chiaro che la FMI sta mettendo in atto ogni possibile sforzo per migliorare una situazione che non soddisfa noi per primi. Ma perché non si prende in considerazione il fatto che ci si potrebbe divertire ugualmente avendo camper meno lussuosi, furgoni meno grandi e performanti, strutture ridotte, preparazioni delle moto meno costose? Chi non è inserito in un Team ufficiale di vertice, ha davvero necessità (e vantaggi!) di affrontare spese sicuramente “ingenti”?

Politica FMI. Vogliamo ribadire, ancora una volta, che la FMI persegue una propria politica, nella convinzione di potere ottenere i migliori risultati per Tesserati e Licenziati. E’ altrettanto evidente che siamo pronti in ogni momento a prendere in considerazione critiche, obiezioni, suggerimenti tesi a migliorare la situazione, e sicuramente faremo alcune riflessioni su quanto è stato scritto. Ma deve essere altrettanto evidente che le decisioni federali derivano da esperienza sul campo, disponibilità di mezzi economici e risorse umane (nessuna delle due illimitate…), oltre che a considerazioni generali su tutta l’attività sportiva. Il fatto che la FMI sia di gran lunga l’organizzazione più diffusa e radicata sul territorio nazionale e che le nostre decisioni vengano molto spesso prese ad esempio (anche da Federazioni estere, oltre che da altre organizzazioni), è la dimostrazione che probabilmente le nostre considerazioni si rivelano spesso le più corrette, rispetto alle singole situazioni.

 

Ringraziando per l’attenzione, inviamo cordiali saluti

FMI – Ufficio Comunicazione – Massimo Fiorentino

 

 

 

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