Sicurezza nei circuiti 26/09/2008

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In riferimento all’articolo apparso su “Fuori Strada” Motociclismo    10, di ottobre 2008 dove il giornalista Pietro Ambrosioni ha intervistato alcuni team manager sul tema della “sicurezza” dei circuiti delle gare di Supermoto,farei volentieri qualche considerazione..

 Innanzi tutto vorrei ricordare che "Sicurezza" può essere definita come: avere la possibilità di prevedere che quello che si stà per fare non provocherà danni o eventi indesiderati. La sicurezza totale si ha in assenza di pericoli. In senso assoluto, si tratta di un concetto difficilmente traducibile nella vita reale anche se l'applicazione delle norme di sicurezza rende più difficile il verificarsi di eventi dannosi e di incidenti e si traduce sempre in una migliore qualità della vita. Ciò premesso, esprimo forte preoccupazione per chi organizza e per parte dei team manager riguardo al modo in cui affrontano il problema sicurezza sulle piste e nel paddok, già, anche nei paddok (ricordiamoci che sono state rubate di notte ben due moto in un  famoso impianto recintato e controllato!!) E’ ormai evidente che l’organizzazione della sicurezza sta consumando se stessa per organizzarsi, senza alcun vantaggio per i piloti e addetti ai lavori. Questo disastro lo si poteva prevedere solo con la collaborazione totale di tutti gli operatori. Invece si è preferito seppellirlo dietro una valanga di chiacchiere e interessi per poi riesumarlo davanti ad una  tragedia, di fronte alla quale tutti si sono innalzati  a profeti, come dire: “l’avevamo detto…….”

 Corre l’obbligo sottolineare che in altre discipline motoristiche ci si  è mossi da tempo per attuare piani di sicurezza efficienti.

 Giova ricordare agli organizzatori del mondiale supermoto, che la presenza di ambulanze non è solo un aspetto iconografico o di appoggio per il trasferimento in ospedale, ma occorre che le stesse vengano richieste attrezzate per l’interventistica e che tutto il personale medico e paramedico presente sia in grado di intervenire tempestivamente sul traumatizzato. Anche i commissari e sbandieratori sono importanti per il loro ruolo di controllori e segnalatori di percorso, ma il più delle volte il controllo della situazione è mantenuto con difficoltà. E’ un optional o questa disciplina ha bisogno di personale qualificato?. Sicuramente tutto questo ha dei costi aggiuntivi. E’ senz’altro un dovere ed un obbligo rispettare tutte le norme di sicurezza in questa disciplina per evitare anche una semplicissima distorsione o minima infrazione ossea.

 Sembra che per il Signor Marchesin, team Aprilia OffRoad, il mancato raggiungimento di tali obiettivi sulla sicurezza sia imputabile ai piloti. Ritengo questa considerazione riduttiva, insensata ed offensiva, visto che i primi a mettersi in gioco e rischiare sono proprio loro. Dubito che nella sua struttura prevalga la “passione”, come la chiama Lei. Siamo sicuri che i suoi piloti possano permettersi, in base al rispetto del contratto, di non schierarsi in griglia perché ritengono una pista non sicura? Il problema, egregio Marchesin, non è legato ai piloti (che sono sempre meno) ma fondamentalmente all’assenza di progetti ed investimenti da parte dell’organizzatore, della federazione internazionale motociclistica e dai blasonati e necessari team ufficiali.

 Infine vorrei sapere dal signor Foi, team Yamaha Evolution, a quali piloti si riferisce quando afferma “è per questo che i piloti sono pagati di più di altri molti lavori, il rischio ha il suo prezzo” Si riferisce forse  ai piloti  della moto GP o a quella ridottissima  parte di motardisti?

 La mia professione più delle volte mi porta a dialogare con i pazienti  e da loro ho imparato che, qualsiasi cosa si stia facendo, deve essere sempre  rispettato il principio della salute. Per questo motivo mi augurerei che tutti noi, addetti ai lavori, avessimo la possibilità di ascoltare al più presto cosa ne pensa il nostro caro Jorge Nestor e tanti altri genuini, coraggiosi e ingenui piloti.
Il presidente
Team "FIAMMA"